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Decreto legge anti crisi

Il governo italiano in questi giorni ha allegato al decreto legge anti-crisi un emendamento che prevede il cosiddetto scudo fiscale.
Art. 13-bis.
È istituita una imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali: detenute fuori del territorio dello Stato senza l’osservanza delle disposizioni del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, e successive modificazioni;- a condizione che le stesse siano rimpatriate in Italia da Paesi extra UE, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, perché in essere in Paesi dell’Unione europea.
Coloro che hanno trasferito soldi all’estero per risparmiare sulle tasse, con lo scudo fiscale potranno riportarli in Italia, pagando una tassa moderata del 5%. Lo Stato non sarà in nessun tenuto a conoscere le caratteristiche attraverso le quali i soggetti hanno guadagnato quel denaro.
Critiche dell’opposizione
Lo scopo secondo il governo è di favorire il rientro in patria di soldi a favore delle nostre casse bancarie. Scattano le polemiche e le critiche dell’opposizione. Lo scudo fiscale suggerito dal governo è inaccettabile. L’emendamento prospettato eclissa un possibile condono anche per omessa dichiarazione, con procedimenti sanzionatori facilmente delimitati. Il governo, continua a proteggere una piccola casta, dimenticandosi dei comuni cittadini”. Queste le forti parole di Antonio Borghesi, il vicepresidente de L’Italia dei Valori. Le critiche sono diverse e derivano da tutti i partiti dell’opposizione. Franceschini, segretario del Pd, ha enunciato riguardo all’emendamento: “Mi sembra del tutto evidente che è un altro condono. E’ come se si dicesse che le regole non servono. E’ un’illegalità sanata”. La legge è criticata perché considerata come un’opportunità per cancellare gli obblighi degli evasori fiscali e un’ opportunità, per le persone che hanno guadagnato soldi illegalmente, di riciclare denaro sporco.

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